Depura il legame! Supera le tue paure.

Hai paura di te? Sì, hai capito bene. Hai paura di te?

La paura di fronte a una situazione o a un obiettivo è un’emozione spiacevole. Un’emozione che spesso viene analizzata freddamente, correlata a ciò che si ha di fronte. La paura diventa un oggetto, come l’obiettivo, come la situazione che la genera. Va superata, è un impaccio, e ci si impegna ad attivare mille strategie che ci allontanano dalla sua vera origine.

Oggettiviamo la paura. La raffreddiamo. Non la sentiamo più in noi stessi. La confondiamo col suo oggetto, con la situazione scatenante.

Eppure siamo noi che la proviamo. Ma vogliamo separarla da noi. Perché ci fa paura scoprirci paurosi.

Ti insegnerò a guardare la tua paura come parte di te e a separarti da essa attraverso un processo di separazione non dalla paura in sé ma da chi ti ha trasmesso tale paura. Perché, se hai paura, qualcuno l’aveva prima di te.

Iniziamo.

Ti invito a sentire la paura. Quella che hai di fronte a un qualcosa che ti disturba e che non vuoi avvicinare.

È la tua paura. La tua! Ascoltala, anche se fa schifo! Anche se ti fa sentire uno straccio!

Adesso guardati allo specchio. Tu hai paura di te. Una roba paradossale, giusto? Un po’ folle. Tu hai paura di te stesso.   

Ripeti più volte questa frase: “Io non ho paura di quella cosa (nominala), ma ho paura di me stesso”.

Hai dunque paura di te stesso. Bene.

Adesso ripensa all’oggetto di cui hai paura. Quella situazione lì. Quell’evento lì.

Ok.

Non hai paura di quella cosa lì. Hai paura di te stesso di fronte a quella cosa lì.

Ripeti: “Ho paura di me stesso di fronte a quella cosa lì (nominala).

Ripeti diversamente: “Ho paura di sentirmi … xyz … di fronte a quella cosa lì (nominala)“.

Hai paura di sentirti xyz di fronte a quella roba lì. Dai un nome a xyz. Usa l’aggettivo che ti viene in mente per primo. Esempio: ho paura di me stesso di fronte al fatto di prendere l’aereo. Ho paura di sentirmi in trappola di fronte a tutti. Ho paura di sentirmi ridicolo in aereo. Ho paura di sentirmi preso in giro in aereo.

Altro esempio. La malattia. Non ho tanto paura della malattia ma di me di fronte alla malattia. Ripeti: “Ho paura di sentirmi xyz di fronte alla malattia”. Solo, arrabbiato, triste, disperato, dipendente, biasimato. Decidi tu l’aggettivo.

Orsù, ripeti: “Io ho paura di me stesso, in quanto mi sento xyz di fronte a quella situazione, perché qualcuno aveva paura che io fossi xyz di fronte a quella situazione, perché anche lui o lei avevano il terrore di sentirsi xyz di fronte a quella situazione”.

Ripetilo ancora. Liberatorio, no? Magari ti spunterà una lacrima, o riderai nervosamente oppure ti sentirai stanco, provato da tutti questi anni di pena.

Tu hai paura di te stesso, un te stesso etichettato in un modo ben preciso da qualcuno. Questo qualcuno aveva paura della tua stessa cosa o di una cosa molto simile.

Tu stai vivendo la paura di qualcun altro. Hai paura di te ma in realtà hai paura di confermare l’immagine che di te aveva, o ha, quella persona così importante per te.

Ripeti adesso ad alta voce: “Io ho la paura di Giorgio (se Giorgio è quella persona che ti ha trasmesso la sua paura). Io non permetterò a Giorgio di trasmettermi la sua paura. Io sono libero dalla paura di Giorgio. Comincio a non aver paura di me di fronte a questa situazione, comincio a non aver paura di me stesso in quanto xyz di fronte a quella situazione perché ora so che io posso non avere la paura di Giorgio. Posso sentirmi diversamente”.

Noi abbiamo paura di noi stessi di fronte a una situazione. Non raggiungiamo quegli obiettivi, non tagliamo quel traguardo, non amiamo quella persona pienamente, non viviamo la nostra vita pienamente, perché la nostra azione, in quanto estensione di noi stessi, è inquinata da un’emozione negativa, che ci blocca. Dobbiamo capire che questa emozione è caratteristica dell’estensione degli altri, quegli altri che ci hanno guidato, condizionato, iperprotetto, difeso o svalutato.

La nostra azione inquinata non sarà più veramente nostra, autentica. Se la nostra estensione è macchiata dalla paura, essa è la continuazione dell’estensione paurosa di chi, tempo prima, si è preso cura di noi.

In realtà abbiamo paura di noi stessi così come ci hanno “programmato” tempo prima.

Non ha senso tentare di superare la paura di un qualcosa se questa paura non la riconosciamo in noi stessi come paura trasmessa e come cemento del legame (parzialmente disfunzionale) con chi si è preso cura di noi.

Fai un respirone.

Riguardati allo specchio e ripeti, come un mantra: “Io non ho più paura di me. Non ho più paura di me di fronte a questa situazione. Io sono libero. Sono diverso da Giorgio. Io posso agire diversamente da Giorgio. Io sono me. Se ho paura è perché qualcun altro ha avuto paura prima di me e ha voluto, anche se inconsapevolmente, anche a fin di bene, che io avessi paura di me di fronte a quella situazione, che mi sentissi xyz di fronte a quella cosa. È assurdo. È assurdo avere paura di me o vivere la paura di qualcun altro”.

So che può sembrarvi un po’ complicato come esercizio. E infatti non è facile. Perché la paura è un’emozione potentissima. La prima emozione che viviamo non appena usciamo dal ventre materno. La paura costella i nostri giorni ma se la raffreddiamo e la analizziamo confondendola con l’oggetto, con la situazione, non la leggiamo più dentro noi stessi e, lo ripeto ancora, noi stessi siamo estensione di chi ci ha preceduti, con le sue paure.

Io non ho paura degli insetti perché le ali, i peli neri, le zampette e le antenne sono oggettivamente schifose. Ho paura degli insetti perché qualcuno, di cui sono l’estensione, ha inconsapevolmente (si spera) voluto che io avessi paura di quella roba lì, perché lui (o lei) aveva paura di poter avere delle conseguenze penose di fronte a quella roba lì. Se ho paura del morbillo ce l’ho perché ho paura di me col morbillo. Di essere xyz di fronte al morbillo. Perché sarò, ad esempio, solo, arrabbiato, triste, disperato, dipendente, biasimato. Ma siccome io sono un’estensione di qualcuno, ho paura del morbillo perché questo qualcuno ha avuto paura (scusate il gioco di parole) che io mi sentissi solo, arrabbiato, triste, disperato, dipendente, biasimato in questa situazione, perché lui (o lei) si sentirebbe o si sarebbe sentito, nella medesima situazione, solo, arrabbiato, triste, disperato, dipendente, biasimato. Ok?

Riepilogando.

  1. Hai bisogno di uno specchio. Bello grande.
  2. Di un aggettivo che ti definisca di fronte a una situazione di cui hai timore.
  3. Hai bisogno di sentirti un’estensione di qualcuno e di osservare la paura di questo qualcuno.
  4. Hai bisogno di sentirti sganciato, libero, di diventare l’estensione di te stesso.
  5. Devi depurare il legame con quella persona, dalle paure della stessa.

Non puoi assaporare la vita se ne hai paura. Ma cos’è la vita se non un’estensione di se stessi? Spesso si ha paura della vita perché si ha paura di se stessi. Della propria etichetta.

Comincia a fare amicizia con te, se vuoi vivere pienamente ciò che è a un passo da te. Smettila di rimproverarti se provi a fare quel passetto. Godere della vita, godere della tua azione nel mondo dipende solo da te e dal superamento della paura che hai di te stesso. Che non è solo la tua paura.

Sganciati dalla paura di qualcun altro. Depura il legame.

Avere paura di se stessi… non è, a pensarci bene, paradossale? Abbracciati! Fa’ si che anche tu non trasmetta a chi ami le tue paure.

Trasmetti vita! Non paure.

 

nb: questo articolo può esserti utile ma non è una terapia, men che meno una soluzione valida per tutti.
foto: pexels.com

 

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