Che bello che è il disequilibrio! -cronache delle presentazioni del mio libro-

Ho scritto un libro. È giusto presentarlo, farlo conoscere, pubblicizzarlo. Ma la presentazione canonica mi annoia da morire. Dunque, le mie presentazioni si trasformano sempre in qualcos’altro. In condivisioni, confronti, abbracci, sorrisi e lacrime.

Inizio col parlare del mio libro e finisco per parlare di me, di te, di lui, di lei, di noi. Se “Apri” è un libro che parla del piacere e del potere della condivisione, sarebbe d’altronde assurdo che facessi un monologo.

Le mie due presentazioni siciliane, in due giorni consecutivi, non le ho fortemente volute, all’inizio.

Una è stata organizzata da una mia collega della specializzazione, in un pub di Alcamo. L’altra l’ho organizzata io, in un lido del palermitano. La prima presentazione stava saltando perché era morto un ragazzo in paese, molto amato da tutti e c’erano i funerali. La seconda la volevo annullare perché non avevo avuto molti feedback e avevo pensato di farmi una nuotata invece di intrattenere solo un paio di persone.

La mia collega, scossa dalla morte del giovane suo amico, mi chiama la mattina e mi dice: “Mio marito mi ha convinto a venire e a presentarti. Spero di farcela e che vengano molte persone, sarà un momento balsamico, forse è giusto così, in mezzo a tutto questo dolore.” Mia moglie, molto restia a occuparsi dei miei appuntamenti editoriali, mi dice di aver invitato parecchi suoi conoscenti  all’appuntamento del giorno dopo e mi convince a non annullare l’evento.

Sono certo che laddove la nostra forza ci venga a mancare, anche solo la nostra forza di volontà, le energie intorno a noi, le sensibilità che ci circondano, la rete di intenti di cui non sappiamo di far parte, ci soccorrono e decidono per noi.

La presentazione di Alcamo è stata bellissima. Il pub si trovava nella zona alta della cittadina, quella monumentale, circondato dalle magnolie. Nelle mie presentazioni, mi piace che ognuno si presenti e dica il suo nome, poi organizzo qualche gioco psicologico, mi piace chiamarli così, e gli argomenti arrivano come sospinti da una forza emotiva che ci attraversa.

Si è finito per parlare di autostima e di come passiamo la vita a dimostrare agli altri quanto siamo bravi, capaci, intraprendenti mentre perdiamo il contatto con la nostra vera natura e i nostri reali desideri. Mi ha colpito molto la testimonianza di un uomo, con una carriera rispettabile e irreprensibile, che ha confessato di aver lavorato tutta una vita per dimostrare a un collega di non essere un mediocre, come invece quest’ultimo lo credeva.

Le aspettative degli altri condizionano la nostra esistenza ma quando diventano i nostri unici orizzonti non viviamo più per noi stessi. Viviamo la vita che gli altri hanno progettato per noi. Se credono che siamo mediocri, facendo in modo di non esserlo finiamo per esserlo. Una vita riflesso delle aspettative di un’altra persona, è una vita da mediocri.

Abbiamo parlato anche di come sia così facile entrare nel mondo di un’altra persona ma anche della paura enorme che ci sbrana quando apriamo le nostre emozioni veramente di fronte a un’altra persona. La mia collega mi ha svelato una cosa che non immaginavo: secondo lei, anch’io, vent’anni fa, non ero proprio così aperto. Ero diffidente. Fintamente aperto, prendevo le distanze. In effetti ero vittima delle aspettative degli altri. Mi frenavano. Mi facevo boicottare da esse.

È  sempre un’impressionante scoperta il potere della condivisione.

“Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?”. 
È la frase di un libro suggeritomi da un ragazzo presente alla mia prima presentazione ad Alcamo: “Le notti bianche” di Dostoevskij.

Questo ragazzo mi ha raccontato della sua voglia di cambiare orizzonti e di rimettersi in gioco.

Il libro dello scrittore russo parla di un sognatore, di un uomo solo che crede di aver raggiunto l’amore ma che poi lo vede svanire tra le mani e che, comunque, riesce a valorizzare l’incontro con l’altra persona, anche se durato pochissimo.

In uno dei miei giochi psicologici ho invitato le persone a raccontarsi in cinque minuti. Una cosa difficilissima ma potente. Ringrazio quel ragazzo per avermi fatto scoprire un autore che non avevo mai letto e per aver pensato a me dopo aver letto “Le notti bianche”. Nonostante tutto, rimango anch’io un sognatore.

La presentazione al lido è stata una vera sorpresa. Tante persone e tutte desiderose di conoscere come trovare l’equilibrio. Le ho sorprese quando ho affermato che la vita di una persona che cerca l’equilibrio è la vita di un infelice. E che l’emozione che sediamo di più è la sorpresa. Perché la sorpresa incasina la nostra vita, ci fa sentire come bambini incapaci di capire la complessità del mondo, perché sorprenderci significa apprendere e rimodularci di fronte a qualcosa di inaspettato.

Che meraviglia, la sorpresa, non vi pare?

Invece di puntare all’equilibrio, cominciamo a sorprenderci e ad accettare il cambiamento, il nuovo, lo scombussolamento delle nostre certezze e dei nostri pregiudizi.

Una signora, tra i partecipanti, mi ha fatto sorridere, ma anche riflettere.

“Pensavo che gli psicologi fossero equilibrati, in pace con se stessi, risolti”.

Premesso che la parola “risolti” mi ha fatto rigurgitare un pezzo di melanzana della caponata che avevo gustato a pranzo, perché nessuno al mondo è risolto, anzi il bello di noi esseri umani è che siamo, fino alla fine, degli enigmi, le ho candidamente spiegato che uno psicologo è un essere umano che ha sofferto e che soffre, che ha le sue vittorie e le sue mete raggiunte ma anche le sue ripide salite, come tutti, come ogni giorno. Le ho anche detto che chi si vanta di aver raggiunto l’equilibrio è un illuso o vuole porsi in una posizione “up” perché vuole venderti la sua falsa idea di equilibrio.

“A me piace aiutare le persone ad accettare e valorizzare il proprio naturale disequilibrio”. Così le ho detto. M’ha sorriso.

Questo il succo delle mie due presentazioni in terra sicula. Movimentate, turbolente, ma anche dolci come sanno esserlo il mare e i cieli della Sicilia.

Come sempre, nelle mie presentazioni, chi impara sono soprattutto io.

Grazie di cuore.

 

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