W gli introversi

Qualche anno fa, ritenevo di essere molto estroverso, e la cosa mi piaceva. Orientamento alle relazioni, alla condivisione, facilità di parola, senso dell’umorismo, bravo nell’improvvisare e nello sdrammatizzare, stimolando una risata collettiva.

Non è più così. Forse perché prima ero alla ricerca spasmodica di esperienze e oggi no. Ricercare implica lo sguinzagliare i propri sensi nel mondo. Per carità, è una meravigliosa attività, il ricercare. Qualcuno affermerà che l’uomo non finisca mai di ricercare e che la vita sia una continua, sorprendente ricerca.

Dal mio canto, oggi, ricerco meno le novità e di più le conferme, i significati che accomunano le esperienze, i collegamenti, non per forza cose nuove. Lo so, sembra un discorso di un ottantenne ma ascoltate.

L’esperienza, un’esperienza qualsiasi, è composta da 4 piani del Sé:

  1. pensieri-aspettative-ricordi (tutto ciò che è mentale)
  2. emozioni e stati d’animo (tutto ciò che è emozionale)
  3. movimenti e atteggiamenti corporei in genere (tutto ciò che è fisicità)
  4. sensazioni e stati fisiologici (tutto ciò che è fisiologia).

L’esperienza piena ingloba e rappresenta, in modo vivo e mixato, questi piani del Sé. Se la ricordi, la puoi rivivere pienamente ed è come se sentissi gli stessi odori, le voci, le immagini, le emozioni di allora. I battiti del tuo cuore ripropongono quel ritmo, quello di allora! Bellissimo no? Siamo archivi psicocorporei complessi.

Se incontri una persona o vivi un’esperienza simile a quella passata, ripeschi inconsapevolmente da quel vissuto che, se è stato un concentrato armonico delle funzioni relative a quei 4 piani, è ancora a portata di mano, di testa e di cuore. Nessuno sforzo per comprendere, selezionare e incamerare la nuova esperienza. 

Io sto cercando, in questa fase della mia vita, forse sbaglio, non lo so, non tanto la moltiplicazione di esperienze nuove, quanto i collegamenti e i significati comuni e divergenti tra le cose che mi capitano  e che non cerco spasmodicamente.

Le nuove cose, i nuovi vissuti, li metto in relazione con quelli che ho vissuto in passato, “registrati” dentro di me e pronti all’uso.

Ho in definitiva un atteggiamento più introspettivo che mi fa scoprire le ricorrenze della vita, le esperienze che ritornano in un’altra veste, e con altri volti, le musiche passate che ritrovo in note attuali e, soprattutto, mi fa comprendere quanto io sia cambiato rispetto a ieri.

Come fare per non accumulare esperienze inutili?

Abituarsi all’introspezione che è un’operazione essenzialmente introversiva. Si tratta di agevolare un cambiamento di prospettiva emotiva/mentale. Quando ho voglia di cose nuove (per fortuna la mia anima esplorativa esiste ancora) faccio un veloce bilancio per capire cosa mi manchi e cosa invece abbia vissuto pienamente, che cosa mi serva davvero e di quali persone abbia bisogno per apprendere qualcosa di cui sento la necessità e che ancora non ho.

Puoi imparare sempre, da tutti, ma spesso ti trovi ad imparare cose che già sai: ridondanti, già note, già vissute, già archiviate. Un surplus esperienziale evitabilissimo. Una gran perdita di tempo. Così con le persone. Se quello o quella è uguale a tua madre o a tuo fratello o al tuo vicino di casa, al tuo collega, stesso comportamento, stesso atteggiamento, stesse preferenze, stesso vestito, stessa maschera, perché investire su una nuova/vecchia esperienza relazionale?

Ci sono persone che costantemente cercano, ricercano, annusano, corrono e scoprono cose che già conoscono e nonostante ciò non sembrano mai soddisfatte. Forse perché non hanno mai vissuto pienamente un’esperienza, come dicevo, inglobante i quattro piani di cui sopra. È come se mancasse loro un tassello esperienziale, che può essere il pensiero o l’emozione, oppure la sensazione viva o il vissuto corporeo nel viversi un evento, un incontro. Cercano, cercano, cercano ma non trovano mai ciò di cui hanno bisogno. Perché non sanno ciò di cui hanno bisogno. Non fanno introspezione.
Cercano cose e persone. Sempre. E si giustificano dicendo che hanno sempre d’apprendere, che vogliono vivere la vita pienamente, che la solitudine li uccide, che è giusto vivere l’attimo. Non approfondiscono. Rimangono in superficie. E continuano a cercare.

Io oggi sono più introspettivo e introverso che non vuol dire “scorbutico”. Certo, ammetto di essere più intollerante che in passato e talvolta tronco di netto ciò che non mi piace ma credo che tutto ciò faccia parte di un atteggiamento più introverso che estroverso. Non voglio perdere tempo e bado al sodo. Filtro le esperienze secondo una mia selezione, non assorbo tutto. Ho capito che l’introversione buona si può apprendere: quella che ti fa gustare l’esperienza anche in solitudine, quella che ti aiuta a capire te stesso, a staccare la spina ogni tanto, che ti fa viaggiare dentro le cose, non soltanto tra le cose.

Gli introversi, così dicono le ricerche scientifiche, sono sì meno aperti e caciaroni, ma anche più introspettivi, pazienti e analitici. Sono meno superficiali e si stancano meno quando proponi loro attività più routinarie che prevedono sforzi d’attenzione considerevoli. Sono più capaci di cogliere i nessi tra le esperienze e di rifletterci. Quando hanno un amico o una relazione importante cercano la stabilità e una condivisione più di sostanza che di forma. Al contrario degli estroversi, sono più orientati alla qualità che alla quantità.

Gli estroversi sono portati a sintetizzare piuttosto che ad analizzare, perdendo molti dati per strada; sono desiderosi di stringere legami sempre più coinvolgenti, poiché non si coinvolgono mai abbastanza, nonostante l’apparente socievolezza. Si stancano subito, sono più distratti e rendono meno se impegnati in un’attività in cui dover riflettere e modificare, più che creare qualcosa.

L’estroverso è più divertente e di compagnia e riscalda le serate… ma mica estroverso è bello e introverso è brutto! Conosco introversi simpaticissimi, ironici, brillanti, coerenti ed estroversi inconcludenti e tendenti al tradimento.

Ho compilato un test psicologico sull’introversione e l’estroversione di una cinquantina di domande che ho trovato sul web. Attualmente sono a -3  di introversione. Non mi dispiace in effetti stare con me stesso, leggermi dentro, non sempre naturalmente. Oggi imparo a rinsaldare l’amicizia con me stesso e a cogliere dalla vita ciò che realmente mi serve e che ha un senso nella mia storia.

E voi, siete più estroversi o introversi? Buon test!

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