Gli otto segreti per imparare a 40 anni (e non impazzire)


Ho quarant’anni. Ho studiato molto. Ho faticato di più.

Credevo di avere un bagaglio pieno di certezze. Mi crogiolavo nel mio sapere. Finché quattro mesi fa ho dovuto cambiare lavoro. Perché ho voluto cambiare lavoro. Dovere e volere si mescolano quando senti che è il momento di cambiare, di rinnovare le tue competenze, di lucidare i tuoi desideri. Se non vuoi cambiare, resti dove sei. Se non t’imponi di cercare una strada per cambiare, rimani con lo sguardo perso nell’orizzonte. Volere e dovere…

A quarant’anni ho dovuto imparare nuove cose, veramente nuove, mai studiate prima. E, oggi, dopo quattro mesi, posso dire che è stato un piacere. Non ho avuto paura del mio “volere”, ho ridato dignità al mio desiderio. Credevo di non farcela, che i miei neuroni non potessero rimettersi in moto, abituati a  una routine ogni giorno identica a se stessa: doccia, scuola delle bimbe, lavoro, prendere le bimbe a scuola, spesa, doccia, cena, buonanotte e sogni d’oro. Invece, i miei neuroni mi hanno stupito. Si sono dati da fare, all’inizio erano un po’ lenti, scombussolati da tutto ciò che di nuovo stavano incontrando, ma poi ce l’hanno fatta e adesso vanno che è una meraviglia.

Ho sconfitto il mio pregiudizio. Che a 40 anni non potessi più imparare e che avrei avuto una marea di difficoltà alle prese con nuove attività. Come ho fatto?

Per prima cosa mi sono chiesto: “Cosa desidero imparare veramente?”. Desidero imparare solamente per non fare brutte figure rimanendo nei confini della sufficienza e rispondendo solo al mio senso del dovere oppure desidero esplorare nuovi territori mirando al piacere?

Ho contattato dunque il mio piacere. Il piacere di esplorare. Di conquistare.

Apprendere, etimologicamente, è “afferrare”, “prendere”, imparare è “procurarsi”, “acquistare”. Tutte azioni inscindibili dal desiderio. Se non hai fame, non hai che fartene di quell’etto di prosciutto acquistato dal salumiere. Forse hai sete, e una limonata sarebbe meglio.

Se non desidero, non imparo. Se non sono motivato, non imparo. E la motivazione è parente stretta del desiderio. È desiderio in azione. Non sono i miei neuroni a ribellarsi al nuovo. È che riconoscono che il cuore non s’attiva, che non c’è gioia, attesa, prospettiva, di fronte a quegli stimoli nuovi. Non c’entrano i 40 anni. È l’idea che il desiderio diventi capriccio che mi frega.

Il desiderio di esplorare, anche alla mia età, posso permettermelo.

Robert Anson Heinlein diceva: “Vivi e impara. Altrimenti, non vivrai molto a lungo”.

Apprendere ci riempie di novità. Se ci apriamo al nuovo attingiamo a nuove energie: ci ricarichiamo. Imparando, diamo smalto ai nostri progetti. Ci proiettiamo nel futuro.

Imparare a 40 anni? Si può. Come? Ecco i miei 8 segreti.

  1. Sbarazzarsi del pregiudizio di non essere capaci
  2. Non aver paura del desiderio
  3. Focalizzare l’oggetto del desiderio
  4. Divertirsi esplorando fuori dai confini della sufficienza
  5. Considerare ogni nozione nuova, ogni esperienza nuova come conquiste
  6. Capire che imparare aiuta a vivere meglio
  7. Capire che ogni apprendimento è un pezzo di noi stessi proiettato nel futuro

A volte non possiamo farcela da soli. Siamo troppo sicuri del nostro fallimento. I nostri neuroni sono stanchi e sfiduciati. Abbiamo bisogno di un maestro. Di qualcuno che ci prenda per mano e ci rassicuri sulle nostre possibilità di successo, sul fatto che non siamo mai troppo vecchi per imparare e che riconosca e riaccenda la fiamma del nostro “desiderio”. Un maestro che ci insegni a desiderare, che ci riabitui ad esplorare il mondo, a conoscere nuove cose, a superare i confini della sufficienza.

Punto n. 8: Chiedere aiuto a un maestro.

Sono sincero: non ho fatto tutto da solo. I miei neuroni hanno avuto bisogno di un direttore dei lavori. Prima di tutto, per imparare a scrivere in questa piattaforma che credevo complicatissima (ero certo di non potercela fare) e, poi, per riconnettermi al mio desiderio e veicolarlo meglio: condividere storie, emozioni, apprendimento e insegnando l’empatia. Sono nato per questo, soprattutto per questo. Me lo stavo dimenticando.

foto apri

Di motivazione e cambiamento ne parlo anche nel mio libro: “Apri – il piacere e il potere della condivisione”

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